PER LA PRIMA VOLTA NEL LUGANESE
Due strumenti, un ascolto
Affacciata sulle acque del Ceresio, nel silenzio raccolto di Gandria, la Chiesa di San Vigilio conserva nelle proprie forme la stratificazione di epoche diverse: tracce medievali, interventi barocchi, trasformazioni che raccontano una storia costruita lentamente nel tempo.
La dedicazione al santo vescovo di Trento rimanda ai legami che, già nel Medioevo, univano queste terre ai grandi percorsi artistici e culturali oltre le Alpi. Maestri, artigiani e costruttori attraversavano montagne e città portando con sé tecniche, immagini, linguaggi e modi diversi di concepire lo spazio. In questo piccolo borgo sospeso sul lago rimane ancora oggi il segno di quella vocazione al viaggio, allo scambio e alla costruzione condivisa.
È proprio in questo spazio che prende forma il concerto di questa sera, costruito attorno all’incontro fra violino e chitarra: due strumenti profondamente differenti per natura e proiezione sonora, ma capaci di creare un equilibrio sorprendentemente naturale.
Con il Gran Duo Concertante di Mauro Giuliani il programma si apre in una dimensione luminosa ed elegante. Il dialogo fra i due strumenti appare immediatamente fluido e mobile: il violino canta con slancio e naturale cantabilità, mentre la chitarra sostiene, rilancia e trasforma continuamente il colore della scrittura. Nulla appare rigido o gerarchico; tutto vive nel movimento del fraseggio e nella qualità dell’ascolto reciproco.
Con Niccolò Paganini il discorso cambia prospettiva. La prima Sonata dal Centone si muove in un territorio più libero e imprevedibile, quasi improvvisativo.
Il programma offre anche l’occasione di incontrare un volto meno conosciuto di Paganini. Accanto al violinista leggendario emerge infatti il compositore e chitarrista che considerava la chitarra un compagno inseparabile della propria vita musicale. Nelle pagine proposte, Paganini violinista e Paganini chitarrista sembrano dialogare continuamente, rivelando una dimensione più intima e cameristica della sua personalità artistica.
L’introduzione apre uno spazio sospeso, subito attraversato da energia ritmica e leggerezza teatrale, mentre il Rondoncino finale scorre con brillantezza naturale, come un pensiero che cambia forma nel momento stesso in cui nasce.Il Cantabile rappresenta invece una breve sospensione del tempo. La scrittura si raccoglie, il suono si alleggerisce e tutto sembra concentrarsi nella purezza della linea melodica. È una musica che non cerca il virtuosismo esteriore, ma una semplicità quasi vocale, intima e disarmante.
Nella Sonata concertata il dialogo fra violino e chitarra si amplia ulteriormente. Il primo movimento conserva una brillantezza fluida e spontanea, mentre l’Adagio introduce una dimensione più raccolta e introspettiva, fatta di respiri trattenuti e continui chiaroscuri sonori. Il finale riporta invece movimento, leggerezza e spirito teatrale, restituendo pienamente quella naturale vitalità che attraversa tutto il programma.
A chiudere il percorso sono le celebri Variazioni sul Carnevale di Venezia, dove Paganini trasforma un tema popolare semplicissimo in un continuo gioco di metamorfosi sonore. Il virtuosismo si moltiplica, il suono cambia continuamente volto e la musica sembra divertirsi a reinventare se stessa fra eleganza, ironia e spettacolare brillantezza.
A dare forma a questo itinerario sono due interpreti che condividono il respiro naturale di questo repertorio e la sua particolare esigenza di equilibrio.
Nel loro incontro non esiste alcuna gerarchia. Il violino non si impone, la chitarra non accompagna semplicemente: il suono nasce invece da una continua ricerca di equilibrio, spazio e libertà reciproca. Ed è proprio in questa naturalezza, mai ostentata e sempre viva, che la musica ritrova la propria dimensione più autentica.
BIOGRAFIE
Matteo Calosci
Violinista, pedagogo e promotore artistico italiano, Matteo Calosci è legato alla prestigiosa scuola di Zakhar Bron. È docente di violino al Conservatorio Rossini di Pesaro, fondatore dell’Accademia Violinistica di Padova, direttore artistico del ClassicAncona Festival e presidente di Young Artists Promotion. Si esibisce come solista e camerista in Italia e all’estero, dedicando particolare attenzione alla formazione dei giovani talenti e al repertorio cameristico.
Giulio Tampalini
Considerato uno dei più importanti chitarristi italiani della sua generazione, Giulio Tampalini ha tenuto oltre duemila concerti in tutto il mondo ed è vincitore di numerosi concorsi internazionali. Docente al Conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo e alla Fondazione International Academy di Imola, è artista Warner Classics e ha inciso un ampio repertorio, contribuendo in modo significativo alla valorizzazione della chitarra classica dal repertorio ottocentesco al Novecento.